domenica 30 maggio 2010

40 anni di scautismo a Viserba



Se è vero che la vita è una staffetta, un cedere il testimone dopo aver fatto la propria
Parte di gara, venerdì sera mi sono sentita proprio fiera di essere stata all’età di dodici anni  tra quei primi ragazzi del gruppo scout Rimini 7 di Viserba. Per me era il 1971 e quel gruppo, nato nel 1969, a distanza di quarant’anni, ora inizia una tre giorni di festeggiamenti titolando l’evento
‘SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO’
Apre l’incontro di apertura, venerdì sera, Roberto Pagliarani  dando la parola a Don Aldo Fonti  in qualità di direttore dell’ufficio missionario Diocesano perché la serata è tutta una testimonianza di persone che nella partenza extrassociativa, hanno sentito il bisogno di lavorare con gli ultimi del mondo.
Don Aldo ora è parroco della Chiesa di Viserba Mare, ma solo un anno fa era a Caracas, in
Venezuela, ha il doppio passaporto perché ha trascorso lì trentanni della sua vita e mi sembra
di capire da lui come dagli altri intervenuti, che dopo un esperienza missionaria ….. non puoi essere più lo stesso.
Lui mette l’accento sulla necessità di una giusta amministrazione dei doni ricevuti, in una lettura
della realtà secondo i valori del vangelo, nell’impostazione dell’unico futuro possibile, quello della
CONDIVISIONE e non dell’appropriazione di questi doni.
La Raffaella Canini, una ragazza scout che rivedo solo adesso dopo circa ventanni, racconta che ha sentito il bisogno di rispondere ad una’ chiamata di servizio’ e costruisce il suo presente giorno dopo giorno progettandolo in Brasile, dove con suo marito gestisce da anni una casa della Papa Giovanni accogliendo nella sua famiglia dieci bambini.
Ci racconta, con il consenso dell’interessata, una storia stupenda e commovente  di una donna di 51 anni che nell’interesse dei suoi figli ha dimostrato che con il coraggio e la fede,  nell’arco di una vita di stenti condivisa con  ben tre compagni dai quali nascevano bambini e abbandoni, non si è mai arresa e oggi, nella dignità di sentirsi accolta, è diventata un esempio dal quale, dice Raffaella, nascerà un libro.
Andrea Pagliarani, assieme alla moglie Federica, vive da un anno e mezzo in Africa, precisamente nella grossa cintura periferica e degradata del Kenia e fuori dai racconti di violenza, miseria e fame, ci racconta che vivendo con queste  persone, si scopre una gioia e una leggerezza difficili da trovare nelle società opulenti. A testimonianza di ciò ci mostrano delle foto che ne sono la prova.
Prende la parola, da istrione e senza microfono, Michele Dotti raccontandosi in giro per l’Africa da
anni come membro dell’associazione  Mani Tese (ben diciotto viaggi in Burkina Faso, una moglie africana e duefigli) e lui è li a parlare della Tela del Ragno e di altri suoi libri che scrive per promuovere la partecipazione e raccontarci come spendere una vita educando alla pace, al rispetto
del Creato e….alla pazzia di credere che con l’amore tutto è possibile.
Mi piace, piacciono tutte queste persone che con una disarmante freschezza e coraggio, lasciando all’occidente i loro presunti privilegi,  si occupano dei più sfortunati, dicendoci che se le dividessimo meglio, le risorse del mondo basterebbero per tutti.
 Senza sentirsi degli eroi, cercano di “LASCIARE IL MONDO UN PO’ MIGLIORE DI COME L’ABBIAMO TROVATO”
…ma non era anche il motto di Baden Powel.

Nerea gasperoni per Ass.IPPOCAMPOVISERBA

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